Giovedì, 18 Agosto 2005 - Sant'Elena, imperatrice  

LA VALNERINA
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VALLO DI NERA

VALLO DI NERA

Vallo di Nera: chiesa di Santa Maria (già San Francesco d’Assisi)

 

 

A Vallo di Nera i francescani si stanziarono già nel 1217, quando, sottolinea padre Luciano Canonici, «lo permise il podestà di Spoleto sul colle di Poggio Flezano».

Intorno al 1250, all’interno delle mura del Castello, i minoriti occuparono l’attuale chiesa di Santa Maria, risalente, a detta di documenti conservati nell’Archivio Capitolare di Spoleto, al sec. XII. Nella seconda metà del Duecento il sacro edificio fu ampliato e dedicato a San Francesco; venne edificato anche l’annesso convento, che tuttora lo affianca. Dopo il 1517 fu dimora dei Conventuali.

 

La chiesa di San Francesco - poi Santa Maria - merita una attenzione particolare per essere stata sede della “Compagnia dei Bianchi”. Riferisce Ansano Fabbi: «Le Compagnie dei Bianchi sono la continuazione del movimento dei Disciplinati per muovere le masse alla pace e alla conversione con una psicosi collettiva. “ Pace e misericordia” era il grido dei contestatori anonimi contro le lotte medievali, la continua guerriglia che insanguinava le vie cittadine. Era un’avventura di mistico fervore di nove giorni, di migliaia di cittadini d’ogni ceto e categoria sotto l’anonimato di un saio bianco e del cappuccio con l’insegna di una croce rossa sulla spalla, peregrinanti da una città all’altra: una protesta anonima contro i delitti, le usure, le vendette, le oppressioni, l'insicurezza: Misericordia, EternoDio, Pace, pace, Signore pio, Non guardare il nostro errore.Misericordia andiam gridando: Misericordia! non sia bando; Misericordia! Iddio chiamando. Nove giorni di emozione, di riconciliazione con Dio e col prossimo, di richiamo degli esiliati, di liberazione dei carcerati, di condono dei debiti, di dimenticanza delle offese. Prediche, canti si alternavano a grida di pace e di misericordia fino al parossismo. Tutti bramavano di indossare il saio dell’innocenza. Era stata l’ispirazione della Madonna: Ma dirai ad onne gente / Da mia parte, prestamente, / De bianco prenda vestimente / Se non vole esser dannato. / Nove dì vadan gridando / Misericordia, Iddio chiamando / Ad onne gente pace dando / E ciascun sia perdonato!

Eccoli dipinti sulla parete destra i Bianchi, un corteo di 7 metri: donne, uomini, nobili, plebei, magistrati ed ecclesiastici, contadini ed artigiani… recano palme, gigli, ceri accesi, flagelli dietro a stendardi. Sono gli spoletini giunti a Vallo. Sentiamo l’eco delle loro grida confuse materializzate dal pennello di mastro Cola: “Misericordia, o Vergine pia / Pace, o Vergine Maria”.

Gli va incontro a destra, davanti alla chiesa, la processione dei Vallani con in testa il Priore dei Conventuali. Più indietro è l’abbraccio di pace di due capi-partito, un guelfo e un ghibellino, quest’ultimo da poco tornato dalla macchia, e attorno volti mesti e corrucciati. Uno di essi era un Giovannoni: “ Hoc opus fecit fieri Ioannoni a Vallo et Dio li dia pace”. Ecco una contestazione pacifica e costruttiva: la riconciliazione degli animi, utile anche nel nostro tempo incerto e burrascoso».

 

Vallo di Nera, chiesa di Santa Maria: “Processione della Confraternita dei Bianchi” (Cola di Pietro, 1401 – particolare)

 

Il sacro edificio, sorto intorno alla fine del sec. XIII, ripete il tipo della chiesa francescana ad unica navata, con copertura a capriate e terminante in una profonda tribuna.

Esempio non frequente in questo territorio, l’interno della chiesa mostra ancora, nonostante le perdite subite, come la decorazione a fresco finisse per investire, attraverso interventi successivi, l’intera superficie muraria.

La facciata, in pietre conce, termina al centro con una cuspide ed è arricchita dagli ornamenti del portale ogivale a strombo e del rosone.

Sulla sinistra è l’ingresso all’ex convento, sopra cui è visibile un affresco trecentesco raffigurante le “Stimmate di San Francesco”. In fondo al braccio di ingresso del chiostro, molto rimaneggiato, sono visibili opere del maestro di Eggi: “San Cristoforo” e “Sant’Apollonia”.

All’interno, nel presbiterio e nell’abside, sono affreschi di Cola di Pietro da Camerino e Francesco di Antonio, datati 1381 (?); da sinistra: “Madonna in trono tra i Santi Caterina e Francesco”, “Fuga in Egitto”, in alto “Dormitio Virginis”; nel registro superiore dell’abside: “Natività”, “Adorazione dei Magi”, “Annunciazione”; nel registro inferiore: “San Giovanni Battista”, “Sant’Anatolia (?)”, “San Lorenzo”; “Crocifissione”; “San Giacomo” e “Santa Caterina d’Alessandria”; nel lato destro del presbiterio, registro superiore: “Stimmate di San Francesco” e “Predica agli uccelli”; registro inferiore: “Flagellazione di Cristo”; nelle vele: tondi con “Padri della Chiesa”; nell’intradosso dell’arco, a sinistra: “Sant’Antonio di Padova”, a destra: “San Leonardo”, sotto il quale è leggibile un’iscrizione con la data (1381 o 1383); sull'arco, a sinistra in basso: “San Cristoforo”, a destra: “Sant’Antonio Abate”; in alto: “Angeli musicanti” con resti di una “Incoronazione della Vergine”; nel sottarco: “Cristo, Patriarchi e Profeti”.

Nella parete sinistra, a partire dall'ingresso, sono affreschi di varia epoca: “San Lucio trascinato dai buoi” e “Annunciazione” di un maestro umbro degli inizi del sec. XV; “Madonna della Misericordia”, del sec. XV; “Santa Caterina d'Alessandria” e “San Francesco”, di scuola umbra della prima metà del sec. XIV. L’altare a edicola risulta decorato da affreschi datati 1602: “Eterno” (timpano), “Annunciazione” (arco) due “Stemmi” (sottarco), “Immacolata” (al centro); il tabernacolo con “Crocifisso” ligneo è del sec. XVII. Dopo l'altare, nel registro superiore: “Madonna in trono”, frammentario, del sec. XV; due figure di “San Bernardino da Siena”, con donatori, del 1452; “Madonna in trono”, del 1442; “San Michele Arcangelo” e “Madonna in trono”, molto danneggiati, del sec. XV; “Trinità”, con data frammentaria, del Maestro di Eggi; “Madonna di Loreto”, del sec. XV. Nel registro inferiore, dal presbiterio: “Madonna in trono”, del sec, XIV; “San Michele Arcangelo”, frammentario; sotto, “Madonna in trono” di un ignoto maestro del sec. XV; “Santa Martire” (Santa Anatolia?), del sec. XV; “Santa Caterina d'Alessandria”, frammentario, e “Santa Barbara”, affini ad opere del Maestro di Eggi; “Madonna del latte”, una delle opere migliori del Maestro di Eggi (datato 1435?); “Madonna in trono”, frammentario, cui è stata sovrapposta una “Madonna del latte” tra San Gregorio Magno e San Girolamo, del sec. XVI; “Stimmate di San Francesco”, sovrapposto ad uno strato precedente, del sec. XVI.

Nella parete destra, a partire dall'altare: “Madonna con i Santi Pietro, Paolo, Giovanni Battista, Giacomo, Michele, Anna, Giuliano” e altre figure frammentarie, di Cola di Pietro e, in basso: “ Processione della confraternita dei Bianchi”, dello stesso, firmato e datato 1401; a destra di questo, nel registro superiore: frammento di “Madonna” del sec. XV; “Madonna del latte, San Rocco, San Sebastiano”, datato 1486; “San Pietro Martire”, datato 1486; “Madonna” e, in basso, i “Santi Sebastiano e Pietro Martiri”, datato 1486. Nel registro inferiore: “Madonna, Sante Chiara e Maria Maddalena, Madonna in trono, Sant’Urbano Vescovo, San Pietro Martire”, e frammento di “ Madonna”, “Trinità” del tipo iconografico con tre volti, tutti eseguiti ex voto nel sec. XV; frammento con “Oranti”; “Sant’Antonio di Padova” entro una edicola, del sec. XVI.

Sulla parete sinistra, accanto alla porta della sagrestia, è una “ Croce” sagomata dipinta, di un maestro spoletino degli inizi del sec. XIII.

La sagrestia, decorata nella prima metà del sec. XV, presenta affreschi trattati anche a monocromo e con singolari soluzioni ornamentali. A sinistra della porta è una decorazione con la “Fontana della vita” e nella volticina della porta, entro un clipeo, l’ “Agnus Dei”. Nella parete a sinistra della porta sono: “Crocifissione”, e, a monocromo, “San Girolamo e San Leonardo”. Nella parete di fronte è una “Annunciazione”, e nella volta il “Redentore benedicente” entro un clipeo, e una fascia ornamentale con motivi geometrici e floreali e figure di Santi entro riquadri (“Santo martire, Santi Francesco, Chiara, Ludovico, Domenico, Bernardino”). L’autore di questo non comune insieme rivela forti affinità con la maniera del Maestro di Eggi, che in Santa Maria ha lasciato anche altre opere.

Una austera torre campanaria si eleva al di sopra del presbiterio; risulta inserita nella cinta del castello. Nell’ampia cella è una campana maggiore del sec. XIV. Sulla parete sinistra sporge la nicchia che alloggia l’orologio a pesi.

 

A Vallo di Nera appartenne anche il monastero di Clarisse di Santa Caterina, le cui religiose, già terziarie francescane, nel 1483, causa loro esiguo numero, si unirono a quelle di Vallegloria di Spello. Il complesso monastico passò quindi alle monache agostiniane, che lo abitarono sino al 1615 ( Le parti più antiche della chiesa di Santa Caterina sono riconducibili ai secc. XIV-XV: campanile a vela, parete di fondo, ingresso del monastero. La facciata attuale risale al sec. XVI. All’interno sono visibili: “Sposalizio mistico di Santa Caterina con i Santi Pietro, Paolo, Giovanni Battista e Nicola da Tolentino” (tela della fine del sec. XVII di scuola romanesca); un paliotto d’altare seicentesco dipinto ad olio; un affresco mutilo del sec. XIV, raffigurante la “Madonna col Bambino e Santa Caterina”) .


Paolo Rossi
paolorossi62@tele2.it



 
 



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